Curiosità

Al mare in sicurezza, cosa sapere prima di tuffarsi (parte 1)

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L’approssimarsi della bella stagione e l’innalzamento delle temperature attirano una gran quantità di persone sulle coste, desiderose di passare qualche ora in completo relax cercando anche un po’ di refrigerio con una bella nuotata. Il mare è una tentazione irresistibile contro la calura estiva ma è anche fonte di pericoli più o meno evidenti, specie per le persone inesperte o per chi cerca – a torto – emozioni forti sottovalutando i rischi a cui può andare incontro. Per evitare situazioni spiacevoli è bene conoscere e tenere in considerazione alcuni elementi chiave che caratterizzano il mare lungo i litorali, così da rendere la propria giornata al mare un piacevole ricordo invece di un vero e proprio incubo.

Le onde

Un’onda si compone di singole componenti che ne caratterizzano forma e durata:

– cresta: la sommità dell’onda

– cavo: la parte più bassa

– altezza: la linea verticale tra cresta e cavo

– lunghezza: la distanza tra due creste

– periodo: l’intervallo di tempo tra una cresta e l’altra

L’elemento principale nella formazione delle onde è il vento, capace di imprimere loro anche la direzione. Tuttavia, all’approssimarsi della battigia e all’abbassamento del fondale, le onde tendono a disporsi in modo parallelo alla costa seguendone il profilo. In acque basse questo consente anche ai meno esperti di farsi un’idea del tipo di fondale che si ha di fronte. La zona prediletta dai bagnanti è quella che va da zero a circa 200 metri dalla costa ed è chiamata zona dei frangenti di cui, a livello teorico-pratico, si possono distinguere tre tipologie:

– a lento declivio: ampie zone in cui il fondale degrada lentamente consentendo a onde e correnti di dissiparsi con effetti modesti (sono le più sicure per la balneazione)

– ripide: aree in cui il fondale degrada velocemente, moltiplicando gli effetti di onde e correnti

– aree con presenza di buche: sono le più pericolose e sono quelle in cui avviene la maggior parte degli incidenti

Le buche

La buca – definita anche “macchina da annegamento” – è un’area di mare profonda che si trova più o meno vicina alla riva in cui – in condizioni di mare mosso – è presente una forte corrente che in linea di massima porta verso il largo. E’ sbagliato credere che in una buca si venga trascinati verso il fondo; le correnti eventualmente presenti avranno sempre moto orizzontale, perpendicolare alla battigia oppure diagonale. Pur essendo facile da riconoscere quando c’è moto ondoso sulla superficie del mare (la buca infatti si presenta come un’area relativamente più calma rispetto alle altre che la circondano) molti bagnanti vengono tratti in inganno proprio da questa calma apparente e lì si dirigono, finendo nei guai. Data la presenza di correnti non sono rari i casi in cui, una volta finiti sopra una buca, si continui a nuotare cercando di tornare indietro senza tuttavia riuscirvi. Il bagnante inesperto continuerà con insistenza a cercare di vincere la corrente ma ben presto si ritroverà privo di forze e in serio pericolo; il disorientamento e il panico dovuti all’impossibilità di mettersi in salvo creeranno ulteriore disagio, portando all’irrigidimento del fisico con conseguenze purtroppo anche fatali.

Cosa fare quindi se ci dovessimo trovare in una situazione simile? la soluzione migliore è quella di usare la forza della corrente a proprio vantaggio. Innanzitutto è importante tenere la testa fuori dall’acqua e rallentare la respirazione, così da evitare irrigidimento e dispendio di forze. Una volta scongiurato l’effetto panico, il passo successivo è assumere una posizione prona e nuotare al solo scopo di galleggiamento: effettuare una rana lenta è la soluzione più adatta, anche perché consente di prendere riferimenti visivi sulla riva al fine di capire in che direzione si muove la corrente principale. Se quest’ultima tende a portare verso il largo in modo verticale, continueremo la nostra rana lenta finché la corrente non perderà forza e permetterà quindi di spostarsi lateralmente verso le zone di secca. In caso di corrente diagonale, si dovrà nuotare seguendo la diagonale della corrente stessa, guadagnando l’uscita verso il lato in cui la corrente si muove. Se ad esempio la corrente tira verso destra, sarà praticamente impossibile cercare di mettersi in salvo nuotando verso la zona di secca alla sinistra mentre sarà più agevole guadagnare la zona di secca sulla destra. Le buche, infine, non hanno confini ben definiti e hanno diversi livelli di ripidità; diventa perciò fondamentale saperle individuare ed evitarle preferendo zone di secca, in cui il moto ondoso è più accentuato ma il fondale è basso e consente di guadagnare la riva in qualunque momento.

Dall'autore: Davide Lazzini

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