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Conoscere il mare: le specie pericolose per l’essere umano

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Contrariamente a quanto troppo spesso accade, è bene tenere in considerazione due aspetti fondamentali per vivere al meglio il proprio rapporto con il mare e la sua fauna. Il primo elemento da tenere a mente è che l’essere umano è soltanto un componente dell’ambiente naturale ed è un “intruso” in quello marino. Il secondo è che ciascuno di noi tende ad incolpare qualcun altro quando si manifesta un problema, anziché assumersi le proprie responsabilità, specie quando si tratta di inquinamento dell’ambiente marino e delle sue coste.

Data questa premessa, passiamo in rassegna le specie faunistiche più “pericolose” per l’uomo che popolano i nostri mari; presenze necessarie per l’equilibrio naturale dell’habitat marino e per questo degne di rispetto.

Squali

Partiamo subito col dire che gli squali non meritano la pessima fama che hanno. Mediamente, ogni anno,  sono circa un centinaio gli attacchi all’essere umano in tutto il mondo: niente se confrontato alla mole di bagnanti che ogni giorno si tuffa in mare in ogni angolo del pianeta. Può capitare che qualche squalo si avvicini al sottocosta per poi allontanarsi poco dopo ma delle circa 50 specie presenti nel mare Nostrum, solo 5 o 6 possono definirsi “pericolose” per l’uomo. L’ultimo attacco mortale in acque italiane risale al 1989, quando uno squalo bianco attaccò e uccise Luciano Costanzo, un addetto del porto di Piombino che stava effettuando riparazioni subacquee ad un cavo. Risulta pertanto ingiustificato l’allarmismo stagionale di media e persone nei confronti di queste creature che, ricordiamolo, in fondo abitano il mare da milioni di anni mentre l’uomo è il vero intruso nel loro ambiente.

Meduse

La medusa è un idroide, composta cioè quasi interamente da acqua. Trasportate dalle correnti e con scarsa capacità di movimento, nei nostri mari hanno esplosioni demografiche stagionali, con i picchi che si registrano a inizio e fine estate. Le meduse hanno dimensioni che variano da pochi centimetri fino al mezzo metro di diametro e si nutrono generalmente di piccoli pesci che catturano attraverso i loro tentacoli. Questi ultimi sono ricoperti da nematocisti, pungiglioni che iniettano sostanze che paralizzano le loro vittime e provocano ferite agli esseri umani. Nel caso in cui fossimo punti da una medusa, occorre rimuovere subito i tentacoli dalla pelle e sciacquare la ferita con acqua di mare e lenire il dolore con impacchi di aceto. Se la zona colpita fosse molto estesa o dovesse interessare il volto, occorre raggiungere al più presto le strutture sanitarie perché lo shock potrebbe provocare gravi conseguenze.

Pesci

Alcune specie ittiche presentano aculei sul dorso che contengono veleni. I pesci più comuni nei nostri mari che hanno spine velenifere sono lo scorfano e la tracina. Lo scorfano vive solitamente su fondali rocciosi e in prossimità delle scogliere mentre la tracina vive sui fondali sabbiosi, in particolare in quelli dell’Adriatico. Le tossine presenti nei loro aculei provocano dolore, gonfiore, parziale immobilità e in alcuni casi anche reazioni allergiche. Il veleno dello scorfano e della tracina è termolabile pertanto, in caso di puntura, è bene bagnare la zona colpita con acqua calda (può essere un buon sostituto anche la sabbia rovente della spiaggia) e disinfettare la ferita. Nel caso in cui il dolore dovesse continuare, è bene recarsi al pronto soccorso per ricevere cure adeguate.

Ricci

I ricci sono invertebrati che vivono principalmente lungo le coste rocciose. Sono rivestiti di spine capaci di forare anche le mute più spesse e provocare ferite molto dolorose. Le spine, penetrate nella pelle, possono spezzarsi e dar vita a irritazioni più o meno estese. Importante è evitare il “fai da te”, ovvero cercare di spremere la zona colpita sperando di estrarre la spina. La soluzione migliore consiste nel mantenere la zona pulita e disinfettata e rivolgersi al personale medico per la rimozione.

Dall'autore: Davide Lazzini

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