Curiosità

Il faro, la luce guida dei naviganti di ogni tempo

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Lungo le coste, oppure isolate su di un piccolo gruppo di scogli, alle imboccature dei porti, alle foci dei fiumi e sulle punte dei promontori possiamo scorgere talvolta delle torri in cemento o muratura: sono i fari. A partire dall’epoca in cui l’uomo ha cominciato a navigare, ha subito compreso la necessità di avere riferimenti visivi a terra con i quali orientarsi ed evitare incidenti e naufragi. Se in un primo momento le segnalazioni erano rese possibili da semplici fuochi tenuti vivi nei punti critici, ben presto l’uomo ha capito che era necessario elevare in altezza la fonte luminosa e renderla più potente, così da rendere visibile il riferimento da una grande distanza e in modo inequivocabile.

La torre del faro moderno ha solitamente forma cilindrica e per meglio resistere alle intemperie si restringe a cono verso la sommità. L’altezza media varia dai 4 – 5 metri fino ai 20 – 30 metri (e oltre). Sulla cima della torre si trova il cuore della struttura cioè la sala della lanterna, che ospita al suo interno un potente faro. Nella maggior parte dei casi la lampada è alimentata dalla corrente elettrica ma ancora oggi si trovano fari alimentati a petrolio o acetilene. La lampada è circondata da lenti speciali che concentrano la luce in un’unica direzione. L’oggetto luminoso è posto esattamente nel fuoco della lente e grazie alla particolare forma ‘a scaglioni’ di quest’ultima, è possibile produrre un fascio di raggi paralleli che azzerano la dispersione e inviano la luce a grande distanza. Molto spesso il faro è girevole: un motore posto alla base della lanterna la fa ruotare di 360° rendendo visibile il punto da ogni parte dell’orizzonte. Insieme alla lanterna, sul faro troviamo anche una sirena che viene messa in funzione in caso di nebbia fitta o in condizioni di scarsa visibilità.

Faro di Mangiabarche (altezza 12mt) Calasetta (Sud Sardegna)

Faro di Mangiabarche (altezza 12mt) Calasetta (Sud Sardegna)

Come accennato in precedenza, i fari sono posizionati alle imboccature dei porti (per indicare alle navi la posizione e il percorso di entrata e uscita), sui punti critici per la navigazione (promontori, scogliere, secche), sugli stretti e sulle zone in cui si possono trovare forti correnti o in cui spesso è presente nebbia fitta. La luce proiettata dal faro non è continua; la durata del periodo di accensione e spegnimento varia da paese a paese e talvolta anche da faro a faro. Questa particolarità rende praticamente unico ogni faro cosicché i comandanti delle navi possano sapere con certezza il luogo in cui si trovano e le eventuali tipologie di pericolo a cui prestare attenzione.

Esistono diverse categorie di faro, la più diffusa è quella che comprende tutti i fari costieri: si tratta, inftti, del normale faro che si trova lungo le coste in posizione elevata. Solitamente alla base della struttura vive il guardiano, cui spetta il compito di curare la manutenzione e assicurare il perfetto funzionamento della lanterna. Un’altra categoria è quella composta dai fari su scogli: quasi sempre isolati, sono caratterizzati da una struttura molto robusta per resistere alle intemperie e servono a segnalare la presenza di rocce e bassi fondali. I fari portuali, invece, si trovano all’imboccatura dei porti o sulle foci dei fiumi navigabili. Solitamente non sono molto grandi perché la loro funzione consiste nel segnalare l’ingresso/uscita di navi ormai prossime alla struttura stessa. Spesso sono a luce colorata (rossa e verde) e vengono installati in tandem (alle due estremità del molo) così da rendere più agevole e sicura la navigazione. Laddove non è possibile erigere un faro, di solito in acque pericolose, vicino alle secche o a scogli sommersi, si adopera una nave come base per il faro: la lanterna viene posta sulla cima di un albero oppure su di un’incastellatura metallica. La nave è ancorata fortemente nella zona stabilita e assieme all’equipaggio deve riuscire a resistere a violente tempeste e condizioni meteomarine proibitive.

Dall'autore: Davide Lazzini

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