Curiosità

Il grande problema della plastica in mare

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Dove c’è acqua, c’è vita. I primi organismi unicellulari si generarono, crebbero e si svilupparono grazie alla fonte primaria di ogni essere vivente, sia esso animale, pianta o essere umano: l’acqua. E l’acqua si trova in abbondanza negli oceani e nei mari, costituendo il 72,12% della superficie del pianeta. Il problema che si pone è: se quegli organismi primordiali fossero stati stritolati, soffocati o avvelenati da sostanze nocive, cosa ne sarebbe stato della stessa vita dell’uomo? Se fossero stati annientati dalla plastica, cosa ne sarebbe oggi del nostro pianeta? La risposta può essere soltanto una: morte certa. Ed è ciò che la cattiva gestione e l’abbandono consapevole dei rifiuti di plastica sta causando nei nostri mari e oceani.

Alcuni dati per inquadrare il problema dei rifiuti in mare

La plastica rappresenta il principale rifiuto rinvenuto nei mari, costituendo dal 60% all’80% del totale dell’immondizia trovata nelle acque. Un dato che, in alcune aree, raggiunge persino il 90-95% del totale. Ma l’Italia non è certo fuori dal problema: anche nei nostri mari la percentuale di rifiuti tocca soglie molto elevate. Basti pensare che, secondo il monitoraggio effettuato dall’Arpa Toscana, nell’arcipelago toscano in un’ora sono stati prelevati dai pescatori con reti a strascico 4 kg di rifiuti, di cui il 73% costituito da materiale plastico, soprattutto sacchetti. Ma la situazione non è migliore anche nel resto del Mediterraneo dove, in base agli esiti di International Coastal Cleanup, tra il 2002 e il 2006 i sacchetti di plastica sono risultati il quarto rifiuto più abbondante dopo sigarette, mozziconi e bottiglie. Nel Mediterraneo, secondo Legambiente, ci sono 58 rifiuti per ogni km quadrato, per il 96% di plastica. In Italia ogni 100 metri di spiaggia si trovano in media 620 rifiuti, per l’80% di plastica.

Negli oceani la situazione è altrettanto grave. E’ ormai noto il Pacific Plastic Vortex, la più grande isola di spazzatura dell’oceano Pacifico, la cui estensione è di qualche milione di chilometri quadrati, costituita da tonnellate di rifiuti galleggianti, soprattutto plastica. Ma la plastica abbonda anche in altre parti del Pacifico. Nei pressi dei porti principali del Cile l’87% di tutti i rifiuti galleggianti è di plastica, metà dei quali sono sacchetti. In Giappone l’analisi sui dati tra il 2002 e il 2005 ha rivelato che il 76% del totale dei rifiuti erano in plastica, in Corea il dato è stato del 53%. Nel nord Atlantico esiste un vortice di 334mila frammenti di plastica per chilometro quadrato pari a 5 kg/km2.

Fonte: Greenreport

Fonte: Greenreport

Ma a farne le spese sono i mammiferi marini e le tartarughe che scambiano i sacchetti di plastica per meduse e che per questo sono a forte rischio intrappolamento con inevitabile ingestione dei rifiuti: i cetacei e le specie marine, infatti, sono attratte dai materiali di plastica per il colore acceso e molti sono stati trovati a ingerirli, provocandone la morte per soffocamento. Tutto ciò causa, conseguentemente, anche ingenti danni a noi esseri umani che paghiamo per ben tre volte il nostro comportamento imprudente e negligente: deturpiamo le bellezze naturali dove trascorriamo le vacanze, gonfiamo i costi necessari per le bonifiche di questi luoghi e mangiamo pesci avvelenati. Quindi, a che pro continuare a perseverare nell’errore?

Anche perché il problema fondamentale della plastica è rappresentato dalle tempistiche bibliche di decomposizione. Infatti, mentre una scatola di cartone scompare in un mese e un rotolo di carta igienica in 60 giorni, per un pannolino “usa e getta” servono ben 200 anni, per una bottiglia o un sacchetto di plastica occorrono 15 anni e per posate e piatti, sempre di plastica, 100 anni.

Quali sono le misure da adottare per prevenire una degenerazione del problema

Per fortuna le soluzioni al problema esistono e molte sono anche le iniziative che vogliono arginare e prevenire gli ingenti danni provocati dalla plastica nei mari. La Polytalk, un summit dei produttori di materie plastiche che si è svolto a Malta ed è stato organizzato da Plastics Europe, ha proposto alternative e idee interessanti. Sostenendo che la plastica è una risorsa troppo preziosa per diventare un rifiuto e che i nostri mari sono un valore da difendere, ha esposto progetti ambiziosi ma comunque possibili volti a ridurre l’inquinamento di questo materiale in mare attraverso l’introduzione di incentivi nei diversi Paesi (per esempio a Pechino, in Cina, per ogni 15 bottiglie che si consegnano si riceve un biglietto della metropolitana), attraverso la formazione degli uomini del domani con lezioni formative di educazione civica per la raccolta differenziata nelle scuole, attraverso lo sviluppo e il potenziamento delle nuove industrie plastiche biodegradabili che fanno del riciclo il loro punto di forza e il loro cavallo di battaglia. Tutto ciò basandosi su un dato molto importante: negli ultimi dieci anni, in Europa, secondo le stime di PlasticsEurope, il riciclo della plastica è aumentato di circa l’80%: la plastica raccolta è aumentata dell’11%, il recupero energetico del 61%, mentre è diminuito del 43% l’avvio a discarica. A questo proposito va notato che dei 27,1 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica raccolti dopo il consumo, il 31,1% viene riciclato, mentre il 27,3% finisce in discarica. Questo significa che il sorpasso del riciclo sulla discarica è già avvenuto, almeno in Europa. Ora basterebbe solo diffonderlo per il mondo, ma il contributo che ognuno di noi può dare per una Terra e un mare più puliti per la salute del pianeta e dei suoi abitanti è prezioso, proprio come ogni singola goccia d’acqua è fondamentale per l’oceano. Così Madre Teresa di Calcutta ebbe a dire: “Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo”. E’ bene che tutti possano tenere presente questo messaggio ed è bene che tutti possano aiutare a diffonderlo.

Dall'autore: Eleonora La Rocca

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