Curiosità

La balena, la regina degli oceani

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Definita “la regina dei mari”, la balena, essere maestoso e inoffensivo, rappresentava per il popolo indiano e celtico la depositaria della memoria del pianeta, dai giorni della sua formazione e dall’apparizione dei primi esseri viventi; era quindi simbolo di nascita e creazione, principio di tutte le cose. Varie leggende narrano che, con il suo misterioso canto, riuscisse a entrare in comunicazione con gli uomini raccontando loro le storie di antiche creature, storie che venivano poi tramandate di generazione in generazione. L’antica melodia emessa dal gigante degli oceani, unito al suo comportamento docile, trasmette calma e serenità a chiunque ascolti o ammiri il cetaceo, stimolando la riflessione; sempre per il popolo celtico e indiano, il cetaceo era una creatura sacra che simboleggiava emozioni come la sensibilità verso i propri sentimenti e per quelli altrui e la generosità.

Il silenzioso massacro alle balene

Ma oggi l’essere umano, che si dimostra sempre più ammaliato dal potere e dal denaro che dalla melodia armoniosa del cetaceo, continua a perseguire azioni di sterminio della regina degli oceani. È notizia di alcuni giorni fa la strage, messa in atto dalle baleniere nipponiche nella loro caccia nella regione antartica. In tutto sarebbero 333 gli esemplari sterminati, dei quali 122 erano femmine in stato di gravidanza e 114 ancora cuccioli di balenottere minori, la specie che popola le acque del Polo Sud.

I “ricercatori” giapponesi si giustificano spiegando che ciò è stato compiuto per il bene della scienza: l’acquisizione di dati sull’età, le dimensioni e le abitudini alimentari delle balene. Durante la caccia, però, non si spiega come questa fantomatica “ricerca scientifica” sia stata realizzata con strumenti poco ortodossi come i lunghi arpioni muniti di granate esplosive e il motivo per cui sia stata consentita la vendita della carne di balena in tutti i mercati nipponici attraverso un’opera estesa di commercializzazione.

Ciò ha causato l’immediata risposta del responsabile del programma International Humane Society, Alexia Wellbelove, che ha spiegato come l’operazione di caccia alla balena sia una pratica raccapricciante (soprattutto di esemplari incinte o cuccioli con il rischio per il futuro della specie e della sua estinzione) in quanto non necessaria poiché indagini non letali si sono dimostrate da sempre sufficienti ai fini della ricerca scientifica. L’eccidio ha alimentato anche i contrasti fra Australia (a difesa delle balene) e Giappone; difatti l’Australia già aveva denunciato il Giappone alla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), intimando al Paese del Sol Levante di cessare la caccia ai cetacei entro la zona economica esclusiva (ZEE) australiana in quanto di competenza non nipponica. Il responsabile per l’ambiente australiano, Tony Burke, ha sostenuto come non ci sia alcunché di scientifico nell’arpionare con granate esplosive una balena, per giunta incinta, tagliarla e metterla su un piatto, incitando il governo australiano a non tacere e a reagire. Burke è stato appoggiato dalla ricercatrice Lavery dell’Università Flinders di Adelaide che spiega come le balene alimentino la catena marina con le loro deiezioni ricche di ferro e di sostanze nutrienti, fertilizzando vaste aree. Le loro feci sono liquide e si trattengono in superficie invece di affondare, assicurando che le sostanze nutrienti (ferro e azoto) siano disponibili per il fitoplancton, la base della catena alimentare degli oceani. In superficie, infatti, si trova tutta la flora microscopica dell’oceano che per svolgere la sua fotosintesi ha bisogno del sole, ma, soprattutto, di sostanze nutrienti che si trovano in enormi quantità nelle feci liquide delle balene. Paradossalmente, quindi, i giganti del mare non annientano l’ecosistema marino, ma anzi lo sostengono e lo creano, essendo in perfetta armonia con esso. A dimostrare ciò è il declino globale negli ecosistemi che si verifica nello stesso periodo in cui le popolazioni di balene vengono decimate dalla caccia industriale dei cetacei.

Fonte: ll Giornale

Fonte: Il Giornale

Le realtà diverse da quella del massacro

Ma, per fortuna, esistono anche realtà in cui le balene sono ritenute specie sacre e meritevoli di particolare tutela. Numerose sono le iniziative volte alla loro protezione e osservazione.

Esempio lampante è la Giornata Mondiale delle balene che si celebra il 13 febbraio. La ricorrenza nasce nel 1980 nell’isola hawaiana di Maui dove si organizza il Maui Whale Festival, manifestazione incentrata sulle balene con carri allegorici a tema, conferenze, concerti e spettacoli volti a sensibilizzare la sopravvivenza di queste incantevoli specie marine.

Altra iniziativa di forte impatto che si sta sviluppando in tutto il mondo negli ultimi anni è il Whale Watching, pratica turistica per osservare le balene nel rispetto dell’ambiente. Una pratica che si sta diffondendo, principalmente nei mesi che vanno da maggio ad ottobre, anche in Italia in alcuni luoghi della penisola come il Santuario dei Cetacei, al largo di Genova. Il mar Ligure, difatti, costituisce una porta di accesso a una delle più importanti aree marine per lo studio della fauna cetacea stendendosi in un’area di circa 100.000 km², delimitata dalle acque di Tolone in Francia, Capo Falcone e Capo Ferro in Sardegna e Fosse Chiarone in Toscana.

Luoghi europei, invece, sono: Andenes (Norvegia), Isole Canarie (Spagna), Isole Azzorre (Portogallo), Husavik e Akureyri (Islanda).

E’ opportuno segnalare, anche se si spera non necessario, come l’osservazione delle balene debba avvenire in rispettoso silenzio, in modo da poter godere di uno spettacolo che non ha eguali sulla Terra.

 

Dall'autore: Eleonora La Rocca

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