Curiosità

Un tuffo nella storia della nave che per prima arrivò al Polo Nord

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Addentrarsi in uno dei fiordi della Groenlandia, avvolti dalla luce artica del Polo Nord, è una delle esperienze più incredibili che un essere umano possa vivere. Se per di più lo si fa a bordo di un veliero, diventa a dir poco la vacanza della vita.
Mettere piede sulla calotta polare artica. Entrare in contatto con le popolazioni indigene Inuit. Scorgere in lontananza meraviglie come la balena della Groenlandia, orsi polari, foche, trichechi.
Sembra solo un sogno, eppure si può. Un sogno, ahimè, non alla portata di tutte le tasche. Una vacanza organizzata da un tour operator specializzato può raggiungere costi intorno ai 25.000 euro a persona.
In attesa di aver messo da parte la cifra necessaria, possiamo intanto fare un tuffo nel passato ripercorrendo i passi di quella che fu la più grande e dura impresa che una nave da guerra a vela abbia mai compiuto.
Parliamo della britannica Hms Terror, la nave militare (più precisamente bombarda) che nella prima metà del 19° secolo partecipò all’esplorazione delle regioni polari. Un’azione senza precedenti.
Le bombarde erano navi molto resistenti perché dovevano essere in grado di sopportare il rinculo dei cannoni che trasportavano. Questa caratteristica rendeva la Terror adatta al servizio nelle regioni polari, caratterizzate spesso da iceberg alla deriva.
Nel 1845 il Capitano Sir John Franklin partì dall’Inghilterra dando inizio all’arduo viaggio. Il Capitano si proponeva come principale obiettivo l’attraversamento del tratto mai percorso da nessuno, il noto Passaggio a nord-ovest.
L’imbarcazione era accompagnata da una nave gemella, la Hms Erebus.
La Erebus e la Terror erano molto robuste ed equipaggiate con nuovissime invenzioni.
Le navi potevano mantenere una velocità di quattro nodi. Tra le tecnologie all’avanguardia di cui disponevano c’erano la prua rinforzata con placche di ferro, un sistema di riscaldamento interno a vapore per il benessere dell’equipaggio, eliche a vite e timoni di ferro. A bordo erano disponibili biblioteche con più di mille volumi, mentre le cambuse contenevano razioni di alimenti conservati o in scatola sufficienti per tre anni.
Le razioni in scatola si rivelarono purtroppo un aspetto determinante nella mancata sopravvivenza di parte dell’equipaggio. La fornitura delle provviste era stata affidata ad un fornitore al ribasso che, a causa di tempi particolarmente ristretti, aveva lavorato di fretta per poter produrre le 8.000 scatole necessarie. Si scoprì successivamente che era stato utilizzato il piombo per effettuare le saldature delle confezioni e il metallo era colato all’interno andando a mescolarsi con il cibo e causando la morte di chi viveva già in condizioni estreme a causa del freddo.
La spedizione partì nel maggio del 1845. Le navi fecero una breve sosta a nord della Scozia, quindi ripartirono alla volta della Groenlandia. Nei pressi delle isole Whalefish, sulla costa occidentale della Groenlandia, vennero macellati dieci buoi per ottenere una provvista di carne fresca; le provviste vennero trasferite sulla Erebus e sulla Terror e gli uomini scrissero le loro ultime lettere ai familiari.

La spedizione venne vista per l’ultima volta nell’agosto del 1845, quando il capitano Dannett della baleniera Prince of Wales e il capitano Robert Martin della baleniera Enterprise (da qui il nome della famosa astronave di Star Trek) incontrarono la Terror e la Erebus mentre attendevano le condizioni favorevoli per attraversare lo Stretto di Lancaster.
Nei successivi 150 anni altre spedizioni avrebbero cercato di ricostruire che cosa fosse accaduto da allora in poi. Gli uomini di Franklin trascorsero l’inverno del 1845-46 sull’isola di Beechey.
La Terror e la Erebus nel settembre 1846 rimasero intrappolate dal ghiaccio al largo dell’isola di Re William e non riuscirono più a liberarsi.
Secondo un biglietto datato 1848, Franklin era morto l’11 giugno 1847. Il gruppo aveva passato gli inverni 1846-47 e 1847-48 sull’Isola di Re William e i superstiti il 26 aprile 1848 avevano deciso di dirigersi a piedi verso il fiume Back nel Canada continentale.
A quel punto erano già morti 9 ufficiali e 15 uomini di un equipaggio iniziale di 129; il resto del gruppo sarebbe morto lungo il cammino, la maggior parte sull’isola e altri in territorio canadese, a centinaia di chilometri di distanza dal più vicino avamposto occidentale.
La spedizione di Franklin, intrappolata nel ghiaccio per due anni nello Stretto di Victoria, era una spedizione marittima, non equipaggiata né addestrata per viaggiare via terra. Alcuni membri dell’equipaggio si misero in cammino portando con sé molte cose che non servivano a nulla nella loro situazione.
Dopo la scomparsa della spedizione, per anni i media vittoriani ritrassero Franklin come l’eroe che aveva condotto i propri uomini alla ricerca del passaggio a nord-ovest. Una sua statua eretta nella sua città natale reca l’iscrizione “Sir John Franklin – Scopritore del Passaggio a Nord-Ovest”
Nonostante la fine della spedizione e la possibilità che si fossero verificati casi di cannibalismo fossero state ampiamente riportate e discusse, la reputazione di Franklin presso il pubblico vittoriano rimase intatta.
Il 12 settembre 2016, a 170 anni dalla scomparsa, è stato annunciato il ritrovamento del relitto sommerso dell’HMS Terror, individuato il 3 settembre nella piccola insenatura di Terror Bay, sull’Isola di Re William, a 50 km dal veliero gemello HMS Erebus, rinvenuto nel 2014.
Il relitto è stato scoperto dall’Arctic Research Foundation a ben 92 km a sud della posizione dove la nave fu abbandonata.
La storia della Terror è una delle più affascinanti cronache di come l’animo umano sentirà sempre il bisogno di prendere il mare e spingersi a vedere cosa c’è alla deriva, dove i nostri occhi non riescono a vedere, in un misto di coraggio e incontrollabile desiderio di prendere il largo.

Dall'autore: Roberta La Bua

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