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Sostenibilità: le navi a idrogeno che salvaguardano gli ecosistemi marini

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Negli ultimi anni sempre più dibattuta è stata la questione relativa alla sostenibilità ambientale. Quando parliamo di sostenibilità ambientale è bene chiarire che essa va intesa, in primis, come capacità di tutelare e preservare nel tempo la doppia funzione dell’ambiente di fornire risorse e rappresentare fonte di utilità diretta; al contempo, per sostenibilità ambientale deve intendersi anche la capacità di valorizzare quello che è uno degli elementi fondamentali del territorio, l’ambiente.

Data l’importanza rivestita dal tema, diversi sono stati i tentativi di conciliare le esigenze della ricerca con quelli della tutela ambientale. Quando si parla di tutela ambientale non si può non fare cenno all’importanza che oggi riveste la salvaguardia dell’ecosistema marino, responsabile dello stretto equilibrio che si instaura tra esseri viventi e ambiente, in cui gli uni influenzano gli altri e viceversa. Affinché, però, questo legame e questo equilibrio vengano preservati, è necessario adottare alcune misure che preservino la conservazione dell’ecosistema marino e la salvaguardia di tutto il sistema ambientale. Il mare rappresenta il più grande bacino di accoglienza delle principali forme di vita animale e vegetale che popolano gli ambienti acquatici marini (plancton, necton e benthos); partendo da questo dato, si può comprendere come appaia necessario assicurare la biodiversità delle specie, considerato vero e proprio termometro della salute di un ecosistema.

Fonte: Mobilità Sostenibile

Fonte: Mobilità Sostenibile

È allo scopo di tutelare gli ecosistemi marini che un gruppo di ricercatori del Sandia National Laboratories, negli States, ha cominciato a lavorare a “Zero-V”, un progetto di navi da ricerca e imbarcazioni a idrogeno dotate di fuel cell e motore elettrico. Il nome, “Zero-V” è da considerare un’abbreviazione dell’espressione “zero emissions vessel”. Il merito di questa ricerca sta nell’aver dimostrato che è possibile usufruire dei vantaggi dell’uso dell’idrogeno nella navigazione, che in questo modo evita il rischio di contaminazione delle acque attraverso fuoriuscite di carburante dannoso per l’ecologia del sistema marino. Sul fronte italiano, notizia recente è quella che vede Fincantieri, importante azienda italiana che rappresenta oggi uno dei più grandi complessi cantieristici d’Europa e del mondo, sempre più impegnata nella ricerca sulla propulsione a idrogeno. Sembra, infatti, che dal 2013 al 2015 l’azienda, in collaborazione con l’Università di Genova, abbia finanziato un progetto che ha dimostrato la possibilità di poter adattare ad uso navale le celle a combustibile impiegate dall’industria automobilistica. Ora con lo stesso gruppo Fincantieri sta per inaugurare un nuovo laboratorio che avrà per scopo la realizzazione di un’imbarcazione di 24 metri, dimostrativa, con propulsione a idrogeno. Ma, da punto di vista prettamente tecnico, quali sono i vantaggi della propulsione a idrogeno? La propulsione a idrogeno ha il vantaggio di generare in maniera autonoma l’energia di cui ha bisogno. Poiché la corrente viene generata dalla reazione elettrochimica tra l’idrogeno conservato a bordo e l’ossigeno presente nell’aria, un motore a propulsione a idrogeno, per far sì che si ricarichi, non deve attaccarsi con la spina alla rete elettrica. Un bel vantaggio se si pensa che in mare possono essere coperte lunghe tratte e che, se in mare aperto il timore di terminare il carburante è elevato, quello di terminare l’elettricità diventa ancora più preoccupante in assenza di stazioni di ricarica. Come accennavamo, l’esperimento è stato mutuato dall’industria automobilistica in cui le celle a combustibile o “fuel cell”, che permettono di generare energia dalla reazione tra idrogeno e ossigeno, sono diventate una realtà da qualche anno ma scontano ancora i limiti della rete distributiva. Basti pensare che in Italia l’unica stazione di rifornimento è in Trentino Alto Adige, a Bolzano. Nell’industria navale, i problemi sono amplificati dalle lunghe distanze da percorrere e dall’impossibilità di fare il pieno di idrogeno nel mezzo dell’oceano. Secondo quanto affermato da un ricercatore dell’Università di Genova, intervistato dal The Medi Telegraph, esistono tre modi per conservare l’idrogeno: in forma liquida, in forma compressa o con gli idruri metallici che sono polveri metalliche all’interno di bombole e in grado di assorbire l’idrogeno. Questi mezzi di conservazione dell’idrogeno hanno il pregio di poterne immagazzinare grandi quantità, il difetto di pesare molto più di una bombola di gas.

Non resta che supportare questo lavoro e sperare finalmente che queste forme di navigazione possano diventare una realtà sempre più affermata nel panorama cantieristico navale.

 

Dall'autore: Eleonora La Rocca

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