Nautica

Il gommone, che passione: dal gommonauta Bracco all’Heaven 80

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Il gommone ormai ha una diffusione e un successo che miete ovunque appassionati e associazioni che si occupano delle varie manifestazioni e raid avventurose.

Un gommonauta nostrano che non smette di entusiasmare, proponendo sempre nuovi raid, è il navigatore in solitario Giovanni Bracco che recentemente ha reso noto il tragitto della sua ultima impresa in programma per questa estate, il «Siviglia Raid 2017». Le miglia previste per questa sfida non sono poche, oltre 3.600. A bordo del gommone, un localizzatore satellitare Spot2 traccerà l’intero percorso in presa diretta. Utilizzando google maps sarà quindi possibile toccare con mano l’evolversi del viaggio di tappa in tappa.

Per Bracco la partenza avverrà da Genova e proseguirà con la navigazione costiera delle coste liguri e toscane, fino ad arrivare al Marina di San Vincenzo. Di seguito toccherà Roma per poi fermarsi a Napoli dal 2 al 4 giugno per il raduno Nuova Jolly. Successivamente il Prince 23 Cabin punterà verso la Sardegna, per poi dirigersi verso le isole Baleari. Un’altra sosta è infatti prevista a Maiorca per la tredicesima edizione del Raid Motonautico di Maiorca. L’avventura continua in direzione delle coste spagnole, dove come un novello Ulisse varcherà lo Stretto di Gibilterra per continuare in Oceano Atlantico. A San Carlos de Barrameda Bracco risalirà il fiume Guadalquivir sino a Siviglia. Ma la fine è ancora lontana, una volta raggiunta la città la via del ritorno avverrà seguendo lo stesso iter fino all’isola di Maiorca. Ad attenderlo ci saranno in ordine prima la costa nord occidentale della Sardegna e l’altra isola nostrana, ossia la Sicilia: Trapani, Pantelleria e il Marina di Ragusa. Qui il gommonauta piemontese parteciperà all’ottava edizione di «Vieni in mare con noi», una iniziativa in collaborazione con gli amici del Circolo Nautico Cava d’Aliga, interamente dedicata a far vivere il mare alle persone diversamente abili. La Sicilia prevede una nuova meta, Acitrezza, e poi un nuovo stretto, quello di Messina, alla volta del Marina Yachting Kroton Club. Subito dopo Vieste e le coste croate. Un tappa d’altura che vedrà al suo arrivo numerosi gommonauti italiani a dargli il benvenuto. Il the end di questo viaggio sarà nella meravigliosa Venezia, al Camping Fusina (VE).

Evoluzione del gommone, dai 5 metri ai 25 metri dell’Heaven 80

Giovanni Bracco non è nuovo a queste imprese. La sua passione l’ha portato a navigare in solitaria dal 1993, sia per il Mediterraneo che in cinque raid atlantici. Tecnico dalla lunga esperienza, oltre che gommonauta instancabile, diffonde con la sua decennale esperienza le infinite potenzialità di un mezzo dalla lunga storia. Vale un accenno rispolverarla dagli albori ai giorni nostri.

Inizialmente l’invenzione dei gommoni si deve alla necessità di avere un mezzo di trasporto di cui dotare soprattutto navi e velivoli da combattimento, riferito ai salvataggi e non solo. Le caratteristiche desiderate erano che non fosse ingombrante, pesante e che fosse pronto all’uso, ovvero da gonfiare o autogonfiabile con bombola a gas grazie alla presenza dei tubolari. Oggi il suo impiego è vario quanto i suoi modelli e les ue continue trasformazioni/innovazioni di forme e materiali.

Si è passati dai primi Zodiac e Pirelli degli anni ’60 e ’70, le cui dimensioni si aggiravano su una lunghezza massima di 5 metri, agli attuali gommoni di 15/18 metri. Tra le superstar spicca l’Heaven 80, primo Power Yacht RIB, le cui dimensioni raggiungono i 25 metri. Un vero e proprio yacht di lusso che associa le finiture pregiate e la presenza di cabine e coperture i vantaggi di un tubolare in gomma. Il RIB è un settore che richiederebbe una definizione più appropriata, ovvero non «gommoni» ma «battelli pneumatici».

L’Heaven 80 è dotato di due motori da 1800 hp circa o in alternativa di quattro motori yanmar da 720 hp, per una potenza massima di oltre 3600 hp che gli fa raggiungere la sorprendente velocità di 58 nodi/ora. Un gioiello che non passa inosservato e che unisce il vantaggio di un peso ridotto di 37.000 kg – rispetto alle imbarcazioni rigide – a prestazioni di manovrabilità ottimali. C’è chi vede in questa evoluzione del caro e vecchio gommone una deriva snaturante, con i tubolari a divenire quasi un accessorio trascurabile. Sicuramente la tecnologia riserverà in futuro ulteriori evoluzioni e sorprese che faranno storcere il naso ai puristi ma sgranare gli occhi a tutti gli altri.

Dall'autore: Paola Mattavelli

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