Nautica

Motonautica, uno sport pericoloso che chiede sicurezza

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La recente morte in gara di Massimo Rossi, due volte campione del mondo di motonautica nelle classi 250 e 350, impone una riflessione su alcuni aspetti riguardanti la sicurezza in questo sport, che rimane uno tra i più pericolosi tra le discipline sportive a motori.

La Federazione italiana motonautica accusa la federazione tedesca, per voce del suo Presidente Vincenzo Iaconianni: «Da noi non sarebbe mai successo. L’incidente è avvenuto su un circuito pericolosissimo. Massimo correva con licenza tedesca perché lavorava in Germania, ma con le nostre regole lì non si sarebbe mai corso. (…) La manifestazione si chiama Traben Trabach e si svolge in un circuito la cui larghezza rappresenta meno della metà del minimo consentito in Italia. Abbiamo protestato mille volte per la pericolosità di quella gara, nessuno ci ha mai dato retta. Non so con certezza la dinamica di quanto è avvenuto, ma mi dicono che addirittura dopo essere andato a sbattere sul terrapieno Rossi sarebbe finito contro un albero. (…) Ci sono dei circuiti dove non si dovrebbe mai correre e sono tutti all’estero. Noi in Italia siamo all’avanguardia per la sicurezza. Purtroppo quando i nostri piloti vanno all’estero finiscono nelle mani di macellai».

«Un’infinita mattanza, figlia dell’incompetenza e degli interessi privati», queste le parole che lo stesso Iaconianni aveva usato in passato per definire l’estrema pericolosità di uno sport che esige una revisione dei regolamenti tecnici riguardanti la sicurezza. Quelli approvati dalla Federazione mondiale non prevedono l’obbligatorietà della capsula di sicurezza per la protezione del pilota in caso di incidenti, sia per scontro tra imbarcazioni che per ribaltamento.

Una questione di sicurezza

Una polemica non recente, quella tra la Federazione italiana e quella mondiale (UIM) presieduta dall’italiano Raffaele Chiulli, che ha portato ad annullare due gare mondiali proprio per disaccordi in ambito di sicurezza riguardanti l’utilizzo del collare Hans, un supporto usato nella maggior parte degli sport motoristici, in merito al quale il regolamento della Federazione italiana è molto più limitativo rispetto a tanti altri Paesi.

Nel caso specifico della capsula di sicurezza, le accuse puntano il dito contro le lobby dei costruttori inglesi e scandinavi che premerebbero per non estenderne l’obbligo, in modo da poter produrre imbarcazioni senza capsule vendibili a prezzi competitivi.

La sicurezza è fondamentale in manifestazioni sportive ad alta pericolosità come questa. In acqua una parte importante la svolgono gli Ospray, sommozzatori specializzati per il recupero e trasporto dei piloti in caso di incidenti, oltre alla presenza delle barche dei pompieri e delle motovedette pronte ad intervenire immediatamente in casi d’incidenti di estrema gravità. A terra invece il primo soccorso è assicurato dalla presenza di una squadra di medici specializzati in traumatologia, che all’occorrenza accompagnano i piloti negli ospedali prossimi al campo di gara.

I miglioramenti raggiunti in fatto di sicurezza da altre discipline in campo motoristico, per esempio la Formula 1, non sono però ancora stati ottenuti per quanto riguarda la motonautica. Sono purtroppo molti i piloti morti in questo sport, Massimo Rossi è l’ultimo di una lunga lista: Stefano Casiraghi, l’ex ferrarista Didier Piron, i due campioni italiani Vincenzo Polli e Paolo Zantelli sono solamente alcuni nomi, i più conosciuti.

La motonautica rimane a tutti gli effetti una palestra in cui sperimentare e testare materiali, soluzioni, sistemi utili che vengono poi applicate alle pattuglie che necessitano di velocità come quelle SAR, di soccorso e ricerca.

Il progresso ha portato motori sempre più potenti, scafi sempre più leggeri e costosi, e ciò ha causato il rischioso sbilanciamento nel rapporto peso/potenza, con un aumento degli incidenti e della percentuale dei decessi.

La sicurezza dei partecipanti ad uno sport dovrebbe rimanere la priorità imprescindibile, prima dello spettacolo e di ipotetici favoritismi verso alcuni costruttori.

Dall'autore: Paola Mattavelli

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