Un libro a Bordo

“Primo comando” di Patrick O’Brian

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Quando i destini delle nazioni si decidevano sul mare, e un pugno di uomini abbarbicati su piccole costruzioni di vela, legno e canapa era in grado di sfidare gli oceani: è il senso primigenio dell’avventura a fare da filo conduttore alla saga di romanzi marinareschi dello scrittore Patrick O’Brian (1914-2000), apprezzata e amata in ogni angolo del mondo, di cui “Primo comando” è il capitolo d’apertura. Siamo nell’epoca d’oro della marineria britannica, quando la Royal Navy dominava le onde e l’impero di Sua Maestà si espandeva in ogni angolo del globo, quando il più acerrimo nemico dell’Inghilterra, Napoleone Bonaparte, diventa padrone di Francia. Solo la flotta inglese può fermarne i sogni di egemonia mondiale, grazie a uomini come il nostro protagonista, “Lucky” Jack Aubrey.

“Primo comando” si apre nella soleggiata primavera del 1800, quando Jack Aubrey riceve a Minorca la promozione a capitano di fregata e il comando della piccola corvetta Sophie, con la quale dovrà disturbare i traffici francesi e spagnoli nel Mediterraneo. La nave è vecchia, antiquata, l’equipaggio scarso e poco disciplinato, ma finalmente Jack comanda una nave che è sua, e con essa potrà dimostrare il proprio valore e rimpinguare con le prede di guerra le sue misere finanze. A Port-Mahon fa la conoscenza di un singolare individuo con cui condivide la passione per la musica, il dottor Stephen Maturin, di origini irlandesi e catalane, appassionato di scienze naturali e agente dei servizi d’informazione della marina britannica. Jack convince il dottore a imbarcarsi in qualità di medico di bordo sulla Sophie, e da qui nasce l’amicizia, schietta e sincera, che porterà Stephen ad accompagnare il capitano in ogni sua avventura. Fra attacchi, imboscate, successi e smacchi di varia natura, Aubrey e Maturin compiono la propria missione fino allo scontro con la più potente e meglio armata Cacafuego, uno sciabecco-fregata da 32 cannoni inviata nel Mediterraneo con lo scopo di fermare gli attacchi della Sophie. Le conseguenze dello scontro porteranno, per i due amici, a esiti assolutamente imprevisti.

L’opera di O’Brian, grazie alla trasposizione cinematografica di Peter Weir Master and Commander (2003), con Russell Crowe nel ruolo di Aubrey e Paul Bettany in quello di Maturin, ha conquistato larghe fette di pubblico anche tra i non appassionati dell’epopea marinaresca. I pregi del libro sono innumerevoli, dalla perfetta ambientazione storica alla cura ossessiva di ogni dettaglio, dal ritmo incalzante della prosa all’umorismo raffinato che O’Brian mette in bocca ai suoi personaggi. Ma è soprattutto il racconto dell’amicizia virile tra Jack e Stephen il trait d’union dell’intera saga: l’uno, Aubrey, rude, burlone, sincero e valoroso, un uomo nato per il mare e nato per comandare, l’eroe di un romanzo d’appendice che si fa perdonare qualsiasi gaffe per l’innata bonomia e un’ingenuità assolutamente rara per un condottiero di uomini; l’altro, Stephen, colto e cinico, uno scienziato prestato alla guerra, un proto-Darwin con trent’anni di anticipo sul viaggio del Beagle, preda del suo passato e delle sue ossessioni, capace di disquisire per ore su ogni creatura del mondo animale ma, da buon terrazzano, totalmente inadatto ad apprendere qualunque nozione dell’arte marinaresca. A unirli, la passione per la buona musica e una mutua ammirazione che li renderà compagni d’avventura per molti anni a venire.

Nessuno si preoccupi, il viaggio è solo all’inizio. Per chi amerà “Primo comando”, l’unico augurio possibile è un arrivederci. Alla prossima avventura.

Davide Cossu

Dall'autore: Davide Cossu

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