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Aci Trezza e Aci Castello: mare, storia e cultura

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“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia, si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole.” (I Malavoglia, Giovanni Verga)

Una meta meravigliosa per chi ama viaggiare sulle onde del mare che ne lambiscono le coste e che ben si presta a escursioni in barca.

Aci Trezza, terra di pescatori, patria de “I Malavoglia” di Giovanni Verga e scenario del film “La terra trema” di Luchino Visconti.

Il paese, situato nella zona orientale della Sicilia, è una piccola perla di mare, che confina a nord con Capo Mulini, a sud con Aci Castello, a ovest con Aci San Filippo, mentre a est è bagnato dal Mar Ionio e si affaccia sul mitico arcipelago delle Isole dei Ciclopi, che è possibile raggiungere in barca, guidati dai pescatori del luogo. Secondo la tradizione, proprio qui Ulisse avrebbe incontrato il ciclope Polifemo nel canto IX dell’Odissea, accecandolo. I faraglioni rappresenterebbero, infatti, i massi enormi scagliati dal Ciclope, in preda all’ira e al dolore, contro le navi dei greci in fuga.

Giunti ad Aci Trezza, merita una visita innanzitutto la chiesa principale del paese, dedicata a San Giovanni Battista, con la sua facciata in stile barocco. All’interno, è possibile ammirare un altare con il crocifisso e le statue di Maria Addolorata e di Giovanni evangelista, a cui allude probabilmente Verga nel terzo capitolo de I Malavoglia.

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Foto: Wikipedia

A due passi dalla chiesa, si trova poi la piccola abitazione della famiglia Malavoglia, risalente al XIX secolo e diventata oggi il Museo “Casa del Nespolo”, con l’obiettivo di riportare alla memoria usi, costumi e tradizioni del territorio. Il museo consta di due piccole stanzette, una dedicata al film La terra trema di Luchino Visconti e l’altra destinata a ospitare le testimonianze del mondo dei pescatori trezzoti della metà dell’Ottocento e una raccolta verghiana di lettere indirizzate al fratello Pietro.

Il piccolo borgo peschereccio è infine noto ai più per la sua ottima cucina di mare, ma anche per il gelato e le granite, secondo la tradizione inventati dal cuoco siciliano Francesco Procopio dei Coltelli, che ha lasciato Aci Trezza per andare a Parigi, dove ha fondato il più antico caffè, chiamato Le Procope, luogo di incontro di letterati di spicco, quali Robespierre, Danton, Marat, Voltaire, Diderot, Balzac e Hugo.

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Foto: Rosella Maiorana

Passando dalla piccola Aci Trezza, è d’obbligo una visita anche alla città di Aci Castello, nota principalmente ai turisti per la presenza di una fortificazione di origine bizantina, attualmente sede di un museo civico dedicato alla mineralogia, alla paleontologia e all’archeologia.

Il castello, edificato storicamente nel VII secondo d.C., sorge su un promontorio di roccia lavica, che si affaccia a picco sul mare cristallino di colore blu cobalto ed è accessibile ai visitatori attraverso una scalinata in muratura. Il 23 maggio 2012 il comune di Aci Castello ha deciso di intitolare una sala del castello al pittore Jean Calogero, che con i suoi dipinti ha fatto conoscere al mondo i paesaggi della Sicilia e, in particolare, del territorio castellese.

Infine, la tradizione vuole che Aci Castello e le altre Aci traggano origine dalla misteriosa città greca Xiphonia, scenario in cui i poeti latini Virgilio e Ovidio ambientano il mito dell’amore tra la ninfa chiamata Galatea e il pastorello Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo e trasformato dal dio Giove in un fiume per farlo ricongiungere all’amata ninfa.

Non vi rimane che partire per scoprire la Bellezza custodita da queste terre, un vero patrimonio nostrano che merita di essere conosciuto.

Dall'autore: Rosella Maiorana

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